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23/04/2019, 12:01

come scegliere la tv



Come-scegliere-il-miglior-televisore-giusto-per-noi


  Scegliere il miglior televisore non è per forza una cosa semplice. Ti aiutiamo noi



Come per tante altre cose, scegliere il miglior televisore non è per forza una cosa semplice. Certo, si può andare in negozio, guardare i televisori esposti e scegliere quello che ci sembra migliore. Ma è il modo giusto? Stiamo davvero comprando un televisore di qualità, oppure ci siamo fatti ingannare da uno spazio espositivo ben architettato? E ancora, ci sono modelli di tv migliori che non ho notato, o magari non erano nemmeno esposti in negozio?Il punto cruciale è che il televisore, nella maggior parte dei casi, resta nelle nostre case per molti anni. Si tratta di una relazione a lungo termine, e come tale merita di essere considerata con la massima attenzione. Ma se per le relazioni umane è impossibile dare consigli che siano sempre validi, fortunatamente con la nostra guida all’acquisto del televisore potrete capire come scegliere il miglior televisore, vale a dire quello che meglio soddisfa le vostre esigenze senza necessariamente lasciarvi il portafogli completamente vuoto.In breve:Stabilite il budget!Le dimensioni: più grande è, meglio èOLED o LCD? preferite gli OLEDScegliete un 4K!Cercate un modello con HDR10+Cercatene uno che abbia almeno 4 HDMI 2.1 

1 - Stabilire il budget

Il primo passo fa fare è anche il più ovvio, e consiste nel decidere quanto siete disposti a spendere per il vostro nuovo televisore. Inutile sognare con un top di gamma come Sony KD-65AF9 (TV OLED che costa oltre 3.000 euro), se poi potete spendere 400 euro al massimo - nel qual caso tanto vale orientarsi sul Samsung UE40NU7192.Una volta stabilita la cifra che abbiamo a disposizione, possiamo prendere in considerazione tutte le altre questioni.

2 - Dimensioni

Come gli schermi per computer (vedi anche come scegliere il miglior monitor per il PC) la dimensione dei televisori è indicata dalla lunghezza della diagonale, in pollici. È una misura standard che ci aiuta a capire più o meno quanto è grande un televisore, ma non è necessariamente la prima da prendere in considerazione. Ancora più importante, infatti, è capire quanto spazio abbiamo a disposizione.Sarebbe sgradevole, infatti, comprare un 50 pollici solo per scoprire che in casa ce ne sta al massimo uno da quaranta. Meglio prendere le misure prima, come si fa per comprare un mobile, e assicurarsi che il televisore dei nostri sogni troverà una casa pronto ad accoglierlo.L’immagine allegata (presa dal sito di Panasonic) dà un’indicazione abbastanza precisa delle dimensioni in centimetri, in rapporto alla misura della diagonale. Ai valori indicati è bene aggiungere qualche centimetro, per la massima sicurezza, e potrete star sicuri riguardo al fatto che il nuovo televisore "ci sta" nel vostro spazio. Una volta che si è capito quanto spazio avete, la regola d’oro dei televisori è più grande è, meglio è (la stessa dei monitor per PC).Già, perché i televisori moderni sono dei veri gioielli tecnologici. Sono ormai un lontano ricordo in cui questo oggetto era un cubo di plastica nero, praticamente impossibile da collocare nella stanza se era di grandi dimensioni. Oggi potete prendere un 75 pollici (circa due metri sul lato più lungo) e metterlo in salotto con un effetto semplicemente spettacolare. Gli unici veri limiti sono appunto lo spazio, per chi deve inserirlo dentro un mobile almeno, e quanto potete spendere - visto che i modelli migliori possono costare anche diverse migliaia di euro, fino a estremi come il modello LG da 15mila euro.

3 - OLED o LCD?

Come negli smartphone, i televisori possono usare una delle due soluzioni tecnologiche. Possiamo avere cioè un pannello LCD tradizionale con un sistema di retroilluminazione a LED, oppure un pannello OLED senza retroilluminazione - possibile perché i singoli punti che compongono l’immagine emettono luce propria e non hanno bisogno di una fonte di illuminazione posteriore.Anche in questo caso sarà il budget a dettare la scelta prima di tutto, visto che i televisori OLED in genere costano di più. Basti guardare a modelli come l’LG 55B8 (da 1.149 euro) oppure il Sony KD-55AF9 (da 2.198 euro). Di contro, modelli sempre da 55" ma con pannelli LCD e retroilluminazione a LED possono costare molto meno: l’LG 55UK6500 si trova a meno di 500 euro, mentre il Samsung UE55JS9000 parte da circa 700 euro.La differenza di prezzo è notevole, giustificata dal fatto che i televisori OLED, proprio come gli smartphone, offrono una qualità dell’immagine superiore, dovuta in gran parte al fatto che il nero è più profondo, "più nero" - perché i singoli pixel sono di fatto spenti. Di contro, un televisore LCD offre comunque una qualità dell’immagine molto alta, altissima in alcuni casi, e permette di risparmiare parecchio.Un altro possibile criterio per scegliere è tuttavia l’illuminazione dell’ambiente: se avete l’abitudine di guardare la TV al buio o in una stanza poco illuminata, allora un OLED renderà al massimo. Diversamente, se guardate la TV di giorno o con luce artificiale, la retroilluminazione LED potrebbe diventare un vantaggio. Pensando all’impatto estetico, gli schermi OLED sono tendenzialmente più sottili, e il televisore più leggero - il che può essere importante per un’installazione a parete.

4 - Scegliete un 4K

Se entrate in negozio o consultate un listino online, scoprirete che in commercio ci sono ancora molti televisori con risoluzione FullHD. L’unica possibile ragione per comprarli, però, è il voler spendere molto poco. Oppure il fatto di volere un televisore piccolo; in genere i FullHD sono da 32 pollici, al massimo da 40 pollici. Quelli più piccoli, magari, vanno bene da mettere in cucina o in camera da letto.Diversamente, orientatevi senza dubbi su un televisore 4K. Ce ne sono di ogni prezzo, come l’Haier LE55B9300 (55", da 440 euro circa), il Philips 55HFL5011T (55", da 800 euro circa). Non è semplicemente la migliore tra due scelte,; è probabilmente l’unica sensata.Oggi i contenuti (film, serie TV e documentari) in 4K non sono molti, ma sono già un moltitudine rispetto a quanto accadeva solo due anni fa. E tutti i nuovi prodotti (cinema, serie TV, documentari) sono creati a questa risoluzione, anzi si sta già lavorando ai video 8K. Uno schermo FullHD, in altre parole, è semplicemente obsoleto e non andrebbe scelto a meno di ragioni molto specifiche.

5 - Meglio un HDR10+

HDR sta per High Dynamic Range e indica una tecnica per riprodurre più colori, più sfumature e più dettagli. In una scena notturna o comunque scura, un video HDR permette di vedere meglio le aree in ombra, senza che quelle più illuminate risultino sbiadite. L’ultima versione di questo standard è l’HDR10+, che troviamo sui migliori televisori in commercio.Gli elementi necessari per vedere un video HDR sono due: il video deve essere girato in HDR(ce ne sono molti su Netflix o su YouTube) e il televisore deve essere compatibile. Possibilmente, anzi, è consigliabile scegliere un televisore con HDR10+.In linea di massima tutti i top di gamma degli ultimi (almeno) due anni sono pienamente compatibili con lo standard HDR+, come il citato Sony KD-55AF8 o l’LG 65B8. In ogni caso, è un dettaglio da verificare con attenzione prima di procedere all’acquisto. Solo con un televisore HDR o HDR+, infatti, potrete godervi al massimo i film di ultima generazione.

6 - Porte e connessioni

Quando si sceglie un nuovo televisore, è saggio cercarne uno che abbia almeno quattro connettori HDMI. Forse non ne avrete mai bisogno, ma è possibile che servano tutti: decoder, console, Chromecast, amplificatore... ed ecco quattro dispositivi che occupano altrettante porte. Si può sicuramente sopravvivere anche avendone soltanto due, ma averne (almeno) quattro è meglio.Un televisore moderno poi deve avere anche almeno due porte USB, necessarie per collegare pendrive e hard disk, o per alimentare dispositivi come la Google Chromecast. Preferibile poi la connettività Wi-Fi, che permette di mettere il televisore online senza la seccatura dei cavi; con un router di media qualità si potranno vedere senza problemi contenuti FullHD, mentre per il 4K ci vorrà un’installazione più raffinata oppure un cavo Ethernet.

La guida termina qui e rigraziondovi per la lettura vi consigliamo di dare uno sguardo al nostro e-commerce AciTelecom.it dove troverai, oltre a fantastiche TV,tantissimi altri prodotti per la telefonia, la connessione e videosecurity.
23/04/2019, 01:52

prese elettriche nel mondo



Prese-e-spine-elettriche:-Paese-che-vai-standard-che-trovi


 Nel mondo, ogni Paese - o quasi! - ha un suo standard per le prese di corrente (e dunque, per le rispettive spine). Ecco perché è accaduto e perché forse sarà sempre così.



Spine e prese elettriche non seguono uno standard internazionale: se viaggiate molto lo saprete bene, se state per partire, attenzione, perché è possibile che la spina dei vostri apparecchi non sia compatibile con le prese che troverete. Ogni Paese (o quasi) ha infatti il "suo" tipo e qualcuno anche più di uno... 
Il brevetto di uno dei primi sistemi di presa di corrente elettrica, con attacco a vite, realizzato dall’americano Harvey Hubbell. 

ALL’INIZIO FU LA VITE. La prime vere spine elettriche apparvero in Gran Bretagna a fine ’800, mentre l’americano Harvey Hubbell brevettò altri modelli nel 1904 negli Usa. Fino a quel momento nelle case la corrente era impiegata prevalentemente per l’illuminazione e i primi elettrodomestici venivano collegati alla rete elettrica con un attacco a vite, come quello delle lampadine.I nuovi sistemi, invece, rispondevano all’esigenza di rendere i collegamenti più pratici e sicuri.Solo più tardi arrivò la spina con tre lamine, che prevedeva il collegamento di terra necessario per prevenire il pericolo di scosse. Negli anni successivi in (quasi) ogni Paese i progettisti svilupparono modelli tenendo conto più delle tecnologie disponibili che della possibile incompatibilità con i sistemi impiegati all’estero. IN FUTURO? SEMPRE UGUALE! Ancora negli anni Cinquanta, per esempio, la Gran Bretagna creò un suo standard che ignorava completamente quelli in uso altrove. E lo stesso capitò in altri Paesi. Ma anche dopo che viaggiare è diventato un fenomeno di massa (e questa "bizzarria" tecnologica si è trasformata in un vero problema pratico), ognuno ha continuato a sviluppare il proprio tipo di spina, soprattutto per ragioni economiche, anziché puntare su uno standard comune.  Arriverà mai, un giorno, la spina universale? Difficile, in realtà. Anche se tutti i Paesi dovessero mettersi d’accordo, resterebbe il problema della corrente, che, anche quella, non è la stessa in tutto il mondo. Per ragioni legate alla disomogeneità tra tensioni e intensità, chi viaggia molto continuerà ad avere a che fare come minimo con due spine: una per i 110 volt, con le lamine piatte, e una per i 240 volt, con gli spinotti cilindrici.
23/04/2019, 01:23

internet delle cose



L’internet-delle-cose-in-8-domande-e-risposte


 Che cos’è l’Internet of Things? In che modo impatterà sulla vita di tutti noi? E con quali conseguenze? Facciamo un po’ di chiarezza su che cosa stanno facendo 5 miliardi di dispositivi che non sono computer nè smartphone in questo momento collegati:




1. CHE COS’È L’INTERNET OF THINGS? Internet of Things - letteralmente "Internet degli oggetti" - è l’espressione utilizzata ormai da qualche anno per definire la rete delle apparecchiature e dei dispositivi, diversi dai computer, connessi a Internet: possono essere sensori per il fitness, automobili, radio, impianti di climatizzazione, ma anche elettrodomestici, lampadine, telecamere, pezzi d’arredamento, container per il trasporto delle merci. Insomma qualunque dispositivo elettronico equipaggiato con un software che gli permetta di scambiare dati con altri oggetti connessi.

2. CHE COSA È POSSIBILE COLLEGARE ALLA RETE? Di tutto, almeno dal punto di vista teorico. Anche animali (per esempio attraverso segnalatori che ne consentono la localizzazione), piante (attraverso sensori che ne controllano l’illuminazione o il fabbisgono di acqua) e addiritura persone (utilizzando pacemaker o altri dispositivi per il controllo da remoto dei parametri biologici).Con un po’ di fantasia è possibile collegare in rete praticamente ogni cosa. Per essere connesso un oggetto, una "thing", deve rispettare due caratteristiche: avere indirizzo IP che ne consente l’identificazione univoca sulla Rete e la capacità di scambiare dati attraverso la rete stessa senza bisogno dell’intervento umano. 

3. A CHE COSA SERVE? Obiettivo degli oggetti connessi è, in generale, quello di semplificarci la vita automatizzando processi o mettendoci a disposizione informazioni che prima non avevamo. Qualche esempio?La strada intelligente, o smart road, in grado di dialogare con le auto, con i semafori e con la segnaletica al fine di ottimizzare i flussi di traffico, ridurre l’inquinamento e i tempi di percorrenza.Sensori posti sulle strisce dei posti auto che individuano la presenza o meno di una vettura, possono inviare l’informazione a un centro dati, che lo fa apparire sulla app per smartphone. È il progetto Streetline,già in prova a Los Angeles e Indianapolis. Se funzionerà, in futuro, posteggiare sarà più facile.              I termostati intelligenti sono in grado di imparare orari ed esigenze e di scegliere la temperatura adatta per ogni momento. Può far risparmiare fino al 20% di energia. E tramite smartphone possono essere comandati a distanza: si accende l’aria condizionata o il riscaldamento quando serve, poco prima di tornare casa. 

4. QUANTI SONO GLI OGGETTI CONNESSI? A oggi, secondo Gartner, gli oggetti connessi sono circa 5 miliardi e diventeranno 25 entro il 2020. Altre fonti stimano che i dispositivi connessi nel globo siano ormai tra gli 8 e i 10 miliardi.

5. QUALE SARÀ L’IMPATTO SULL’AMBIENTE DELL’INTERNET OF THINGS? Secondo Will Frank, fondatore di Ubiquisys (una delle prime aziende ad entrare nel business dell’IoT  oggi di proprietà di Cisco), gli oggetti connessi permetteranno di ottimizzare in tempo reale processi produttivi e attività economiche riducendo in maniera sensibile l’inquinamento e il consumo di risorse.L’illuminazione pubblica per esempio, se gestita con le nuove tecnologie, potrebbe contenere del 40% i consumi di energia elettrica. Oppure le coltivazioni, che potrebbero essere irrigate in modo molto più efficiente rispetto a quello tradizionale se monitorate da una rete di sensori capaci di comunicare al sistema di erogazione dell’acqua il reale fabbisogno delle piante, determinato in base alla temperatura, alla stagione, all’umidità del suolo e alle previsioni del tempo.

6.QUALI SONO I RISCHI DERIVANTI DAL VIVERE IN UN MONDO DI OGGETTI CONNESSI? Il principale problema legato all’Internet of Things, per noi utenti comuni, riguarda la tutela della privacy e il corretto utilizzo dei dati.
Vivere in un mondo di sensori, misuratori e oggetti di uso quotidiano in grado di raccogliere e scambiare informazioni su come vengono utilizzati, sulle nostre abitudini e sul nostro stato di salute ci espone al rischio di perdere il controllo di ciò che comunichiamo sulla Rete.Un esempio? Il bracciale per il fitness rileva che ultimamente le nostre performance sportive sono peggiorate. Potremmo essere il bersaglio ideale per la pubblicità di un integatore alimentare. Peggio, un’ente finanziario senza scrupoli potrebbe decidere di utilizzare dati sanitari raccolti in Rete in maniera più o meno lecita per verificare lo stato di salute di un potenziale cliente e decidere se condergli o meno un mutuo.  O ancora, i termostati Nest, acquistati da Google, sono piccoli gioielli dell’Internet delle cose: conoscono le previsioni del tempo del luogo in cui si trovano, sono dotati si sensori di movimento che contano le persone che passano davanti (quante e quando) e "impara" dalle nostre abitudini. 
Nest produce termostati e rilevatori di fumo intelligenti collegati alla Rete. Ottimizzano la climatizzazione della casa e la proteggono dagli incendi. ’ REUTERS/JASON REED
C’è chi teme che ora che sono entrati a far parte del mondo di Google possano essere utilizzate per raccogliere informazioni sulle nostre abitudini casalinghe: quando siamo in casa, quante volte passiamo davanti al termostato (quindi, come siamo "attivi" in casa...), che abitudini abbiamo nel nostro gestire il caldo e il freddo, se invitiamo gente a casa a mangiare. Informazioni utili per vendere i nostri "profili" ai pubblicitari.I problemi insomma ci sono. Ciò che manca -invece - è un quadro normativo che stabilisca con chiarezza la titolarità delle informazioni raccolte dalle "things" e trasmesse sulla "Internet" e i diritti e i doveri di tutte le parte coinvolte.  Ci sono poi tutti i rischi legati alla sicurezza dei dispositivi, che se non tutelata adeguatamente potrebbe portare a conseguenze decisamente gravi. Se non ci credete guardate cosa possono fare due hacker a un’auto connessa alla Rete. 

7. QUALI SETTORI TRARRANNO I MAGGIORI VANTAGGI NEL MEDIO PERIODO DALLO SVILUPPO DELL’INTERNET OF THINGS? Secondo gli analisti il comparto dell’energia e quello dei trasporti saranno quelli che godranno, fin da subito, dei maggiori benefici.  La possibilità di ottimizzare il consumo di risorse, per esempio segnalando sprechi e guasti, e i flussi di movimentazione di merci e persone, scegliendo i percorsi e i tempi più idonei in base alle condizioni di traffico e al tipo di spostamento, genereranno per gli operatori economici risparmi sensibili e immediatamente misurabili 

8. L’INTERNET OF THINGS HA IMPLICAZIONI ETICHE? Sì, ben più di una e riguardano la capacità degli oggetti connessi o della Rete stessa di prendere decisioni. Se una vettura senza conducente ha come unica alternativa all’investire un bambino che sta attraversando la strada quella di puntare verso un marciapiede dove camminano dei pedoni, che scelta farà? E chi sarà responsabile per quella scelta? Il programmatore che ha fisicamente scritto il codice di controllo dell’auto? Il produttore? Oppure nessuno?



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Motorola DynaTAC 8000X È il primo cellulare messo sul mercato. Siamo nel 1983 e costa 4 mila dollari. Pesa circa 1 kg ed è appannaggio di pochi professionisti che lo mostrano con un certo orgoglio. Il primo prototipo funzionante di Motorola DynaTAC 8000X venne realizzato nel 1973 da Martin Cooper.

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Nokia 9000 CommunicatorArriva nel 1996 e dà il via alla categoria dei communicator, linea dedicata a manager e sviluppatori: era tra i primi con tastiera estesa e permetteva di inviare e ricevere le email (al tempo avevano ancora la e nel nome). Era dotato di 8 MB di memoria, di cui 4 dedicati alle applicazioni, 2 ai programmi e 2 per i dati dell'utente

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Motorola StarTAC Arriva nel 1997 e porta un'innovazione nel design: è il primo cellulare a conchiglia. Si ispira a Star Trek.

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